Dal dovere della memoria all’umiltà dell’impegno

27 novembre 2007

Abbiamo ancora negli occhi le 1000 persone circa che hanno riempito il Teatro don Bosco venerdì scorso e le tantissime che non sono riuscite ad entrare. L’ennesima tappa di un cammino che ormai da mesi vede protagonisti tantissima gente: giovani, adulti, semplici casalinghe e professionisti, tutti accomunati dalla sete di trasparenza e di verità su tanti fatti ancora inesplorati di questa nostra regione. Quell’anelito di giustizia che abbiamo respirato a pieni polmoni nei tanti interventi della gente comune del Don Bosco, gridi di dolore per storie anche personali a cui non si riesce a dare una risposta: dalla fabbrica che chiude e ti lascia in mezzo alla strada ad una qualificazione urbana che non sempre sembra essere a misura d’uomo.

Questo popolo normale che da mesi in Basilicata si sta incontrando intorno all’esperienza di “Libera” ora deve fare un passo in avanti.

Deve saper trasformare la memoria in impegno: perché l’indignazione per fatti ed avvenimenti per i quali occorre continuare a pretendere la verità assuma il volto di una progettualità che costruisce orizzonti di speranza.

Deve camminare con equilibrio sul filo invisibile che corre tra la denuncia e l’annuncio: perché l’inevitabile sgranare certi nomi e certi fatti non sia fine a se stesso o la sterile anticamera di piazze forcaiole e giustizialiste, ma semplicemente il punto di partenza di una rinnovata fiducia nei percorsi della giustizia.

Deve saper distinguere e discernere: per avere sempre la capacità di cogliere il positivo che dappertutto pure c’è anziché lasciarsi andare a quel disfattismo qualunquista e a quell’antipolitica populista secondo cui tutto sta andando allo sfacelo.

Non deve mai semplificare e mai generalizzare, per non cadere nella facile tentazione di dividere il mondo tra buoni e cattivi, fra quelli che sono con noi e quelli che sono contro di noi: per evitare le rischiose derive di certi movimenti puristi che vedono il male dappertutto ma mai dentro di se.

Solo la capacità di riconoscere che tra il bianco e il nero c’è una miriade di sfumature e l’umiltà con cui muoversi tra di esse, possono permetterci di contribuire allo sviluppo di questa nostra regione e di dare quell’inevitabile continuità culturale e sociale alle inchieste giudiziarie in corso: continuità senza la quale ogni nostro sforzo è inutile.

Don Marcello Cozzi


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: