20 MAGGIO 2007

Catanzaro, il Tribunale dissequestra Marinagri sulla base di una deviazione del fiume mai avvenuta

Un’alluvione fantasma fa riaprire il villaggio sotto inchiesta

CATANZARO — C’è anche la misteriosa deviazione del fiume Agri nell’inchiesta sul presunto comitato d’affari che terrebbe in pugno la Basilicata e avrebbe fortemente voluto i megavillaggi turistici sulla costa ionica lucana.

Un mistero sul quale poggia la sentenza del tribunale del Riesame di Catanzaro (ma il pm Luigi de Magistris ha presentato ricorso in Cassazione) che ha dissequestrato il villaggio vacanze Marinagri.

Per stabilire se Marinagri si sia abusivamente impossessata di aree del Demanio, dell’Arcivescovado di Napoli e dell’ente di Sviluppo agricolo regionale, bisogna prima risolvere l’enigma dello «spostamento» dell’Agri e capire cosa è successo nel 1949 e, poi, nel 1971 tra Catasto e Demanio marittimo.

Scrive il tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto da Adalgisa Rinardo, che «al momento dell’alluvione del 1949 è scattato il diritto di acquisto, per accessione, del letto abbandonato dal fiume, da parte del proprietario del fondo rivierasco».

Il fatto è però che nel 1949, in Basilicata, non c’è stata alcuna alluvione. Di conseguenza, l’Agri non ha cambiato il proprio corso e non ha lasciato terre «emerse» che potessero essere «annesse».

Le alluvioni e le piene più devastanti avvenute in provincia di Matera dal 1928 a oggi (fonte Cnr) sono state tre: nel 1929, nel 1959 e nel 2004. E come si può verificare, dalle mappe e dalle foto aeree dell’Istituto geografico militare, la deviazione dell’ultimo tratto del fiume può essere avvenuta solo tra il 1956 e il 1972. Con ogni probabilità, dopo l’alluvione del ‘59. Nel ‘49, invece, l’Agri era tale e quale.

Oltre alla fantomatica deviazione del fiume nel 1949, un altro mistero da chiarire risale al 1971. L’Avvocatura dello Stato aprì un procedimento con il quale chiedeva al Catasto di reintestare al Demanio marittimo un’area costiera (anch’essa oggi inclusa nel viilaggio Marinagri) che chissà come risultava di proprietà di Vincenzo Vitale (patron di Marinagri, indagato a Catanzaro). Ma la reintestazione non è mai avvenuta.

La catena dei misteri arriva fino al «Piano stralcio per la difesa dal rischio idrogeologico» del 2005. Il Piano ignora la deviazione del corso del fiume avvenuta dopo il 1959 (e che invece, secondo il Riesame di Catanzaro, sarebbe dovuta all’alluvione fantasma del 1949). Un’omissione strana, visto che l’Agri è classificato tra i fiumi a «pericolosità idraulica elevata» cioè a maggior rischio di esondazione ciclica.

Ha risolto tutto l’attuale sottosegretario allo Sviluppo, con delega ai Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica), Filippo Bubbico (Ds, anch’egli indagato). Nella sua triplice funzione di «governatore» della Basilicata, presidente dell’Autorità di Bacino e relatore del «Piano stralcio», Bubbico ha firmato gli accordi di programma per i villaggi della Cit Holding in bancarotta (120 milioni di euro dal Cipe) e per quello sotto inchiesta di Marinagri (30 milioni di euro, sempre dal Cipe), e ha «certificato» che l’Agri non è a rischio e la costa non è soggetta a erosione.

Salvo poi ottenere, e questo è l’ultimo mistero, ulteriori 25 milioni di euro dal solito Cipe da destinare alla «sistemazione» proprio di quei fiumi e coste che, per far decollare i viilaggi, aveva garantito essere intatti.

Carlo Vulpio


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